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Silvio Pellico nacque a Saluzzo il 25 giugno 1789. Nel 1794 la famiglia si trasferì a Pinerolo , quattro anni dopo a Torino.
Dopo un breve soggiorno francese a Lione si stabilì a Milano nel 1809.
Iniziò a frequentare la società letteraria italiana, fu amico del Foscolo, del Monti e dei maggiori letterati italiani dell'epoca.
Scrisse alcune tragedie, tra cui la celeberrima "Francesca da Rimini"; dopo la prima milanese del 18 agosto 1815 , la tragedia ebbe lunga vita sulle scene, gradita da tutte le grandi attrici e i grandi attori dell'ottocento e ovviamente dal pubblico.
Mendolesi scrisse che con la "Francesca" Pellico realizzò un capolavoro di equilibrio fra una denuncia
programmatica dell'antica crudeltà, una narrazione ideologicamente ambigua e un patetismo assai redditizio per gli attori che ne sortirono effetti paragonabili a quelli del melodramma".
Pellico fu tra i redattori del "Conciliatore", il celebre giornale che diffondeva le idee romantiche.
Introdotto da Piero Maroncelli nella Carboneria, fu arrestato il 13 ottobre del 1820 e condannato a
morte.
La condanna fu poi commutata in venti anni di carcere duro, da scontare alo Spielberg. Graziato nel 1830, ma irrimediabilmente minato nel fisico, trascorse gli ultimi anni nella casa della marchesa di Barolo, come bibliotecario e segretario.
Nel 1832 pubblicò il libro per cui è universalmente noto ,"Le mie prigioni", diario della vicenda politica, reinterpretata alla luce della fede cristiana riconquistata .
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